Theatre

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L’attimo raccolto (del sabato sera)

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Se una donna si guarda allo specchio non vede un’altra donna, ma più d’una. Stanza dei bambini (Casa Campanelle), ore 18.30

*Pigalle120 Louboutin, calze Wolford

L’ispirazione del giorno

dGuardami dentro. Le vedo, mi ci vedo, ti penso, sono mie. Non vedo l’ora che arrivi l’occasione giusta per dimostrartelo, posso essere all’altezza dei tuoi desideri. E aiutarti a capire chi sono e cosa voglio. Nulla di lineare, nulla di scontato. Complessa ed inquieta. Non ti fermare in superficie, l’immagine è deformata, cento sfaccettature, mille ruoli. Qual è quella vera? Devi entrarmi dentro per vedere chi sono davvero e scoprire che l’effetto finale dipende esclusivamente dalla luce, interesse & attenzioni che oggi hai per me.

L’ispirazione del giorno

dSignature. Bello sarebbe lasciare un segno, esprimermi con un tratto così personale da diventare indistinguibile. Nella scrittura? Non solo, nel modo di parlare, di fare, di essere. Bello sarebbe già riuscire a distinguermi da me stessa. Con il potere di essere nel contempo, uguale e diversa. Bello sarebbe essere unica. Per qualcuno.

Ai piedi di una Donna

Oh, where did hunter win

So delicate a skin

For her feet.

You lucky little kid

You perish, so you did

For my sweet.

To my Mistress’s boot

Frederick Locker Lampson

Matteo Tom Ford 013

photo by CLAUDIO AMADEI for T & M

 

Seduzione in punta di piedi

Perché la calzatura? Forse perché di tutti i componenti dell’abbigliamento femminile è quello che più sottilmente esprime la seduzione, il richiamo del sesso. Non nell’abito, simbolo di status, non nel gioiello speso solo espressione di ricchezza, ma in questo guscio, che copre e talvolta svela la nudità del piede, che dà slancio alla gamba e grazia alla figura, risiede il più riposto segreto del fascino femminile.

 Apri la punta, scopri il tallone

Anni Venti: Con le prime minigonne, quelle per ballare il charleston, le scarpe sono di tutti i tipi, di camoscio, di rettile, di pelle, sono lunghe con tacchi molto incurvati.

Anni Trenta: Il cinema è la forma di spettacolo più popolare, ancor più delle riviste di moda. Le calzature di Marlene Dietrich ne “L’Angelo Azzurro”, dal bel tacco alto ma non troppo sottile, vera meraviglia di proporzione, fanno impazzire.

Anni Quaranta: Lo sforzo bellico, materiali poveri, sughero e zeppe.

Anni Cinquanta: Il tacco alto, sottile, talvolta così sottile da chiamarsi “a spillo”, assottiglia la caviglia, slancia la gamba, s’impone con prepotenza.

Le scarpe tornano ad essere affusolate ed eleganti.

Inizia una girandola di invenzioni, un evoluzione di questo accessorio che insegnerà alle donne questa legge: per quanto elegante, prezioso, personale sia un abito, non lo sarà mai veramente se a reggere l’immagine non c’è una calzatura degna del suo nome.

 Il secolo dei Maestri

Il Novecento: Pinet, Hellstern arrivando a Pietro Yanturni e all’astro André Perugia, di origine italiana, considerato uno dei padri di quest’arte che fece delle scarpe degli anni Venti quel capolavoro di eleganza e modernità che ancora oggi ammiriamo. L’esperienza in una fabbrica di aeroplani nel corso della prima guerra mondiale, prima di cominciare a disegnare scarpe per Poiret, servì a chiarirgli le idee: “Un paio di scarpe deve essere perfetto come un’equazione e calibrato al millimetro come un pezzo d’ingranaggio”.

 Su misura, per poche

“Una vera signora non compera le scarpe, le ordina”, diceva Lady Duff Cooper.

Esiste una categoria di donne, decisamente ristretta, che – portatrice di un’eleganza senza tempo – per educazione, per tradizione, per piacere, si fa realizzare le scarpe su misura da quegli artigiani, pochi rimasti, la cui opera viene contesa in tutto il mondo.

Per lei, la scelta di un nuovo paio è attesa, fiducia. Non può provare tutti i tipi che le piacciono, può solo progettarle insieme al calzolaio, che nel suo laboratorio custodisce la forma in legno dei piedi della cliente, con un’accurata scheda su misure e particolarità.

L’artigiano – artista crea per la signora qualcosa di unico, di eccezionale: un privilegio.

Un paio di calzature così – ha detto qualcuno – non si comprano, si meritano.

 Feticismo in punta di piedi

Esiste un limite tra culto per la scarpa e feticismo, o piuttosto l’uno non sconfina spesso nell’altro? A cavallo del secolo Freud e colleghi analizzano il simbolismo sessuale di piede e calzatura mentre, precedentemente, altri avevano dato espressione letteraria all’analisi degli stravolgimenti che la scarpa femminile induce sulla specie umana. Valga per tutti l’esempio del celebre Restif de la Bretonne, che nella seconda metà del Settecento confessava: “Durante l’infanzia amavo le belle fanciulle; avevo soprattutto un debole per i bei piedini e le belle scarpe. Tenevo sul camino la sua scarpetta rossa con i tacchi verdi alla quale rendevo omaggio tutti i giorni”.

Infinita è l’iconografia in quest’ambito. Newton, Jones, Mapplethorpe che ci lasciano alcune tra le più inquietanti immagini di calzature femminili.

Le stesse continuano ad essere protagoniste di film e fumetti, come quelli di Crepax e di Andrea Pazienza, con le sue Veneri nude calzate di sandali rossi dal tacco altissimo.

Arrivando all’incontenibile Quentin Tarantino che sorseggia champagne dalla Louboutin di Uma Thurman…

 

Testi dal libro di Irvana Malabarba “Ai piedi di una donna” (Idea Libri, 1991)

Sono una donna banale

Ispirata da Dario Argento che in una recente intervista a La Repubblica ha affermato:

“Sono un uomo banale, è il mio doppio a fare paura”.

 

 

Peggy Porschen, the cakedesigner

A soli 35 anni la tedesca Peggy Porschen dirige un impero di pasta di zucchero e vaniglia da un lezioso parlour in boiserie rosa nel quartiere upper-class di Belgravia, a Londra. Le sue creazioni eleganti, pulite e molto femminili, sono ammirate e imitate dai cakemaniaci e dai cakedesigner di tutto il mondo che si contendono i pochi posti disponibili ai corsi che miss Porschen tiene presso la sua accademy. “L’insegnamento è  l’aspetto che amo di più del mio lavoro” dice Peggy Porschen, “è estremamente gratificante poter passare ad altre persone le proprie conoscenze”. “Il mio stile” spiega Peggy “è ispirato da porcellane, illustrazioni, interior design, cartoleria raffinata, wallpaper, fiori, abiti e accessori di Chanel e Chloé”.

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Calde braccia al collo

L’uomo non se ne separa, la porta sempre con sé, non esce mai senza. Almeno per il prossimo inverno.

Sto parlando della sciarpa, di lana o di cashmere, a fantasia o a tinta unita, tricot o rasata. E’ l’accessorio più caldo dell’inverno, ma anche un modo per giocare con lo stile, scegliendo quella che si adatta di più alla propria persoanlità.

Chi sei?

Un businessman. Indosserai una sciarpa in cashmere lavorato a trecce sopra una giacca gessata in lana, camicia in cotone rigato e cravatta in seta.

Un bohemian. Sceglierai una sciarpa in lana multicheck, sopra un gilet in maglia leggera e camicia in popeline realizzata su misura.

Un metropolitano. Per te c’è una sciarpa in impalpabile cashmere portata con una giacca in lana e pochette, sopra un dolcevita in cashmere e seta.

Un marinaro. Sempre cashmere per la tua sciarpa beige con piccole frange a bordo, camicia in cotone e giacca doppiopetto in maglia.

Uno stravagante. Ecco una sciarpa tricottata multicolor, sopra una giacca in lana monopetto con motivo scozzese e una rosa da occhiello accanto al taschino.

Sei tu, semplicemente. Lei è l’eleganza, che ti prende per il collo.

 

TESTO – ds ispirata da Class

FOTOGRAFIA – menstyle.it

MUSICA – bohemian rhapsody queen http://www.youtube.com/watch?v=fJ9rUzIMcZQ&ob=av2e

La suola rossa, “procuratrice d’invidie”

Sull’Olimpo degli stiletti, assieme a Jimmy Choo e Manolo Blahnik, c’è lui, Christian Louboutin con la suola rossa che ha posto il mondo femminile ai suoi piedi.

La suola color Pantone n° 18.1663TP è l’inconfondibile marchio di fabbrica delle scarpe firmate Louboutin, «Il rosso vivo non ha altra funzione che quella di far sapere a tutti una cosa sola: quelle là sono le mie», aveva sottolineato il designer francese alla rivista New Yorker. Le suole tinte di rosso fuoco sotto le scarpe con i tacchi vertiginosi sono diventate il simbolo della casa Louboutin e dunque anche uno status symbol.

L’immagine della (ex) prèmier dame Carla Bruni-Sarkozy che, accanto a Letizia di Spagna, sale le scale del Palazzo reale di Madrid, è ritenuta una delle sacre icone della femminilità del XXI secolo.

“Con queste scarpe non si può pensare né di camminare, né tanto meno di correre, sono state realizzate per restare sdraiate“. E ancora: “Il comfort è un concetto orribile“, oppure “Tutte le calzature hanno un senso, le mie sono fatte per sognare ed essere sexy”

Come tutti i grandi capolavori, la suola rossa è nata per caso. L’artista delle scarpe “che non servono per camminare”, nelle pagine del lussuoso libro illustrato (Rizzoli) a lui dedicato, racconta come da un gesto improvviso nel suo laboratorio di rue Jean-Jacques Rousseau, vent’anni fa, sia nato un mito: “Gli schizzi per la collezione Pensées (autunno/inverno ’93-’94) erano a colori, ma quando presi in mano la prima scarpa, un modello di crêpe rosa, constatai che non poteva essere più diversa dal disegno. Qualcosa non andava e ci misi qualche tempo per comprendere: la colpa era della suola nera. Strappai dalle mani della mia assistente un flacone di smalto per unghie rosso e lo rovesciai dietro alla scarpa. Grazie al colore, il modello prese vita: così nacque il mio marchio di fabbrica.”

Le donne che calzano una Louboutin hanno un rapporto molto forte con la propria personalità.  “L’idea è che si vede una donna elegante per strada, ci si gira a guardarla e l’ultima cosa che si vede, l’ultimo richiamo, è quella suola rossa”

Pericolosamente seducenti e dai tacchi pericolosamente alti. Chi indossa Christian Louboutin è chiaramente un passo avanti.

www.christianlouboutin.com

Carla Bruni e la Principessa Letizia di Spagna

 TESTO – ds

FOTOGRAFIA – dailymail.co.uk

MUSICA – elle m’a dit mika http://www.youtube.com/watch?v=NiHWwKC8WjU 

Ritorno al noir, il cambiamento che parte dalla testa

Ammesso che sia mai scomparsa, la frangia fa il suo ritorno tra le tendenze più cool per i nostri capelli di questo autunno inverno. Ma per un taglio di capelli non basta il trend, ci vuole anche la giusta predisposizione al cambiamento.

Ed io cosa voglio cambiare? Non lo so, ma so che voglio essere diversa.

Il mio parrucchiere è un artigiano, anzi, un Maestro Artigiano http://www.ceii.it/it/territorio-sistema/maestro-artigiano/presentazione.html Sono tranquilla, sono in buone mani.

Sarà perché in questo ultimo periodo, sono particolarmente stimolata ad osservare e descrivere la realtà che mi circonda, ma oggi ho seguito, con più attenzione del solito, il lavoro del Maestro sulla mia testa. Mi sono accorta delle affinità che legano il suo lavoro a quello di un artista che usa la manualità per plasmare un’idea.

Con quelle forbici ci vuole maestria, e soprattutto tanta psicologia per leggere nella mente di una donna, di una donna ripeto…

Una mano ferma, esperta, formata ed informata sulle nuove tendenze. Scolpire una frangia è una questione di equilibrio, di simmetria, di spazio. Lì ci sono i miei occhi, la mia bocca e l’ovale del mio viso che ne escono assolutamente valorizzati.

L’effetto è uno stile ricercato, anzi direi sofisticato, soprattutto quando il capello viene interpretato con morbidi ricci poi definiti da spruzzi di lacca e arricciatura manuale a colpi di coda di pettine.

Il risultato finale è molto vintage, barocco. Da domani lo accompagnerò con il nero, il rosso, il velluto ed il pizzo appena accennati dei miei abiti.

Interpreterò una nuova Don(n)a, più noir del solito.

Salone Mery Moda Capelli – Maestro Artigiano  Via Circonvallazione, 35/C a Tione di Trento tel. 0465.321851 www.merymodacapelli.it

 

TESTO – ds

FOTOGRAFIA – ds

MUSICA – within temptation what have you done http://www.youtube.com/watch?v=gEgXDhiayz4

 

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