Ai piedi di una Donna

Oh, where did hunter win

So delicate a skin

For her feet.

You lucky little kid

You perish, so you did

For my sweet.

To my Mistress’s boot

Frederick Locker Lampson

Matteo Tom Ford 013

photo by CLAUDIO AMADEI for T & M

 

Seduzione in punta di piedi

Perché la calzatura? Forse perché di tutti i componenti dell’abbigliamento femminile è quello che più sottilmente esprime la seduzione, il richiamo del sesso. Non nell’abito, simbolo di status, non nel gioiello speso solo espressione di ricchezza, ma in questo guscio, che copre e talvolta svela la nudità del piede, che dà slancio alla gamba e grazia alla figura, risiede il più riposto segreto del fascino femminile.

 Apri la punta, scopri il tallone

Anni Venti: Con le prime minigonne, quelle per ballare il charleston, le scarpe sono di tutti i tipi, di camoscio, di rettile, di pelle, sono lunghe con tacchi molto incurvati.

Anni Trenta: Il cinema è la forma di spettacolo più popolare, ancor più delle riviste di moda. Le calzature di Marlene Dietrich ne “L’Angelo Azzurro”, dal bel tacco alto ma non troppo sottile, vera meraviglia di proporzione, fanno impazzire.

Anni Quaranta: Lo sforzo bellico, materiali poveri, sughero e zeppe.

Anni Cinquanta: Il tacco alto, sottile, talvolta così sottile da chiamarsi “a spillo”, assottiglia la caviglia, slancia la gamba, s’impone con prepotenza.

Le scarpe tornano ad essere affusolate ed eleganti.

Inizia una girandola di invenzioni, un evoluzione di questo accessorio che insegnerà alle donne questa legge: per quanto elegante, prezioso, personale sia un abito, non lo sarà mai veramente se a reggere l’immagine non c’è una calzatura degna del suo nome.

 Il secolo dei Maestri

Il Novecento: Pinet, Hellstern arrivando a Pietro Yanturni e all’astro André Perugia, di origine italiana, considerato uno dei padri di quest’arte che fece delle scarpe degli anni Venti quel capolavoro di eleganza e modernità che ancora oggi ammiriamo. L’esperienza in una fabbrica di aeroplani nel corso della prima guerra mondiale, prima di cominciare a disegnare scarpe per Poiret, servì a chiarirgli le idee: “Un paio di scarpe deve essere perfetto come un’equazione e calibrato al millimetro come un pezzo d’ingranaggio”.

 Su misura, per poche

“Una vera signora non compera le scarpe, le ordina”, diceva Lady Duff Cooper.

Esiste una categoria di donne, decisamente ristretta, che – portatrice di un’eleganza senza tempo – per educazione, per tradizione, per piacere, si fa realizzare le scarpe su misura da quegli artigiani, pochi rimasti, la cui opera viene contesa in tutto il mondo.

Per lei, la scelta di un nuovo paio è attesa, fiducia. Non può provare tutti i tipi che le piacciono, può solo progettarle insieme al calzolaio, che nel suo laboratorio custodisce la forma in legno dei piedi della cliente, con un’accurata scheda su misure e particolarità.

L’artigiano – artista crea per la signora qualcosa di unico, di eccezionale: un privilegio.

Un paio di calzature così – ha detto qualcuno – non si comprano, si meritano.

 Feticismo in punta di piedi

Esiste un limite tra culto per la scarpa e feticismo, o piuttosto l’uno non sconfina spesso nell’altro? A cavallo del secolo Freud e colleghi analizzano il simbolismo sessuale di piede e calzatura mentre, precedentemente, altri avevano dato espressione letteraria all’analisi degli stravolgimenti che la scarpa femminile induce sulla specie umana. Valga per tutti l’esempio del celebre Restif de la Bretonne, che nella seconda metà del Settecento confessava: “Durante l’infanzia amavo le belle fanciulle; avevo soprattutto un debole per i bei piedini e le belle scarpe. Tenevo sul camino la sua scarpetta rossa con i tacchi verdi alla quale rendevo omaggio tutti i giorni”.

Infinita è l’iconografia in quest’ambito. Newton, Jones, Mapplethorpe che ci lasciano alcune tra le più inquietanti immagini di calzature femminili.

Le stesse continuano ad essere protagoniste di film e fumetti, come quelli di Crepax e di Andrea Pazienza, con le sue Veneri nude calzate di sandali rossi dal tacco altissimo.

Arrivando all’incontenibile Quentin Tarantino che sorseggia champagne dalla Louboutin di Uma Thurman…

 

Testi dal libro di Irvana Malabarba “Ai piedi di una donna” (Idea Libri, 1991)

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