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L’attimo raccolto (in campagna)

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Poesia del mattino (Looking for & remember me). Campagna di Preore, ore 10:00

L’attimo raccolto (del mattino)

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Quel che resta del giorno. Di ieri. Casa Campanellle, ore 8:00

L’attimo raccolto (in biblioteca)

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Ricordo di viaggio (Il Cairo, 1996). Biblioteca di Casa Campanelle, ore 13

L’attimo raccolto (di sabato sera)

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Io mi rivedo. Tu? Studio, ore 22.30

(stasera, come una Fräulein della Von Unwerth. per caso)

Souvenir

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“C’aspettan speck e cetrioli, stasera”

“E il burro fresco ce l’hai? Per ricordar.”

L’attimo raccolto

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Rimembri ancor quel tempo… Casa Campanelle, ore 17

*top in seta dipinto Dolce & Gabbana

Flashback

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Un paio di guanti avorio (*Sermoneta Gloves), un paio di calze (*Agent Provocateur), un libro, un anello importante, un cassetto socchiuso, dei fiori secchi. E’ un angolo di stanza della nonna materna, in un angolo della mia mente.

L’attimo raccolto (della domenica)

Do you remember the summer? Domenica mattina, ore 10.30

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*leggero cardigan in cashmere, cappello Borsalino

L’attimo raccolto (in giardino)

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Io, tu e il giardino. Giardino di Casa Campanelle, ore 16

*t-shirt Emporio Armani, jeans Diesel, boots Superga

Valori impressi

TESTO E FOTO DI DONATELLA SIMONI

Pensando all’autunno, ai suoi colori, alle foglie che cadono, mi sono ricordata del mio erbario, realizzato nel 1980, alle scuole elementari, grazie alla sensibilità della maestra Caterina, alla quale devo molto, molte delle mie passioni, tra cui l’astronomia e l’archeologia. (Grazie, maestra!). Tornando all’erbario, si tratta di una decina di schede con foglie e fiori vivi, sulle quali è stato riportato con cura in calce, con la mia calligrafia di bambina, il nome della specie, il giorno e il luogo della raccolta. Sono trascorsi 33 anni ma è così emozionante poter (di)mostrare a mio figlio – fogli(e) alla mano – che i veri valori sono quelli dal cuore semplice e che se raccolti con Amore, possono vivere e mantenersi integri per sempre.

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L’attimo raccolto (del lunedì sera)

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Tris di fiori: gladioli scelti nell’orto, fiori dai Modi di un Tempo.

Salone di Casa Campanelle, ore 21

La Bella solitudine

Adoro questo posto. E’ la parte più alta della casa,  dove tutto è rimasto come un tempo: le travi con le incisioni, le assi intagliate del loggiato, le divisorie in legno che dividono in “stanze” l’immenso sottotetto. Qui si stende all’aria il bucato o si fa arieggiare la biancheria. Qui si raccolgono la legna per l’inverno e le cose che non si usano più. Ma soprattutto, da qui si gode di un panorama fantastico sulla valle. Che fa pensare, sognare, liberare la mente, guardare lontano. Basta tenersi stretti ad uno dei pali in legno che delimitano il loggiato: questo rimane pur sempre uno dei luoghi più pericolosi della casa. Lo sapevo bene, fin da bambina, quando venivo mandata quassù in castigo. Spesso. Ma da qui si sentono bene la pioggia e il vento. Si può pensare ad alta voce e provare senso di vertigine. Più di una vertigine. Il mio sogno è quello di trasformare questo spazio in un “osservatorio”, in un loft dove viverci/studiare/lavorare ma soprattutto guardare il cielo/fare l’Amore. Perché questo è un luogo solitario da vivere in due. In quella che io chiamo “solitudine Bella”.

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L’ispirazione del giorno

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Dote. Il nonno, uomo Probo, di nome e di fatto, vendeva tessuti e si dilettava in sartoria. Generoso, attento, altruista. Schietto, franco, leale. Uomo di parola e di azione, signore nei modi e nelle idee. Ti ho conosciuto solo per 4 anni della mia vita, ma in questa casa tutto parla di te; come di te mi parlano tutti, ancora oggi. Di te parla soprattutto l’eredità di valori che hai lasciato e che costituisce le vere fondamenta di questa casa e delle vite di chi ci abita. La Generosità, non solo nelle azioni ma anche di pensiero, era la tua prima dote. Quella che sento di avere anch’io e che mi piace pensare di aver ricevuto (in dote) da te.

L’attimo raccolto (del mattino)

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Giocando alle signore. Stanza delle pitture Casa Campanelle, ore 7

L’attimo raccolto (della domenica)

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Eri d’inverno per me, come legna per il fuoco. Legnaia di Casa Campanelle, ore 11

L’attimo raccolto

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Mercato del giovedì. Trento, ore 11

Déjà vu: seta Dolce & Gabbana profumi sapori Sicilia.

L’ispirazione del giorno

òòfIl vizio e la sua forma. Adoro l’immagine che ho impressa nella mente, di questa mia affascinante prozia, avvolta nel fumo della sua sigaretta macchiata di rossetto, mentre fa il suo solitario all’antico tavolino da tè. I suoi movimenti, l’alone del fumo e delle carte da gioco, il piattino della tazza Royal Albert usato come portacenere, il suo profumo. In questa rappresentazione, ogni cosa è ricercata nel dettaglio. E io ricerco la sua immagine come un’icona, il mio accendino in argento con le iniziali (come le sue), il rossetto rosso, sempre lo stesso, come il suo Chanel N.5. E’ come impersonarla sulla scena di un teatro. Affascinante.

L’ispirazione del giorno

Signatures. Ancora oggi, sono le cifre ricamate che rendono preziosa la biancheria. Importanti, ornate, ricamate in bianco su bianco, oggi rivisitate in bianco su un fresco écru. Sui lini, vecchi e nuovi, decorano gli angoli della tovaglia, i tovaglioli, le federe. Le attuali riprendono i corredi d’antan, le antiche sono un tesoro di ricordi e di affetti dal passato. (da Pranzi perfetti in campagna. Oggi. di Maria Luisa Bonacchi – Style Country Life)

Quel gusto mai dimenticato

di Donatella Simoni

Tempo di maturità. Se il mio pensiero va’ a ritroso nel tempo fino agli studi classici, una delle prime immagini che mette a fuoco è la straordinaria descrizione dei maccheroni del paese di Bengodi che il Boccaccio dipinge in Calandrino e l’elitropia (XI-3) nel Decamerone. ” …eravi una montagna di formaggio parmigiano grattugiato, sopra la quale stavan genti che niuna altra cosa facevano che far maccheroni e raviuoli, e cuocergli in brodo di capponi, e poi li gettavan quindi giù, e chi più ne pigliava più ne aveva”.

Un gusto che non si dimentica. E per rivivere quel gusto, stasera, propongo una ricetta storica tratta dai  Banchetti composizioni di vivande et apparecchio generale di Cristoforo Messisbugo, uno dei capisaldi all’origine della cucina italiana (in mostra fino al 4 novembre Magnificenze a tavola. Le arti del banchetto rinascimentale.  a Villa d’Este, Tivoli).

Gli studi linguistici-gastronomici  sulla composizione dei maccheroni del Boccaccio confermano, avvalorati da libri di cucina di due secoli dopo e da certe voci dialettali venete ancor oggi valide, che in verità si trattava di gnocchi: tra l’altro, solo quelli avrebbero potuto agevolmente rotolar giù dalle falde della montagna di parmigiano. Gnocchi, ovviamente, senza le patate che arriveranno dall’America quasi tre secoli dopo Boccaccio (1348).

Ingredienti (dosi per 4 persone):
200 g di farina bianca, 100 g di semolino macinato sottile, 5 uova, sale, 1 l di brodo di pollo e manzo (indispensabile), 100 g di formaggio grana grattugiato, 50 g di burro.

Esecuzione: setacciare insieme la farina e il semolino. Metterli «a fontana», aggiungere le uova, il sale e ottenere un impasto non troppo duro. Nel caso, aggiungere o altra farina o acqua (tutto dipende dalla grossezza delle uova e dalla « forza » della farina). Ridurre l’impasto in cordoni, tagliare dei pezzi «quanto una castagna » e modellarli « sul rovescio del grattacasio (1a grattugia) ottenendo degli gnocchi a forma di conchiglia. Se piacciono, ricorrere agli gnocchi freschi venduti in buste: questi prodotti industriali, che si valgono più di semola e farina che di patate, sono i più « vicini » alla ricetta di quattrocento anni fa. Mettere al fuoco, in una pentola larga, il brodo: deve essere quanto più ricco è possibile e persino grasso, in quanto spetterebbe ad esso insaporire gli gnocchi. Quando il brodo bolle, calarvi, un po’ alla volta, gli gnocchi. Toglierli, con il mestolo bucato, appena salgono a galla e disporli in un piatto da portata ben caldo, cospargendoli, di volta in volta, con il formaggio grattugiato, e nient’altro. Farli rotolare in ungo un piano inclinato cosparso di formaggio sarebbe prova di rispetto per Boccaccio, ma anche operazione poco agevole. Solo al momento di servire, cospargere il piatto con il burro fuso. Servire caldissimi. Osserviamo, incidentalmente, che tutte le paste al burro sono migliori se si condiscono prima con il solo formaggio, poi con il burro, sciolto o anche in pezzetti. 

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