Paradigmi

Katerina Belkina, Red Moscow, 100x130, photography, edition 9

KATERINA BELKINA

Red Moscow, 100×130, photography, edition 9

photo by What’s up! trouvaillesdujour

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Viaggio in Russia

Mi piace ospitare in questo mio spazio, le espressioni d’arte di giovani talenti, coniugazioni… di stili. Chiara Zanotelli è una giovane donna trentina (5° anno di Giurisprudenza percorso europeo e transnazionale Università degli Studi di Trento),  che dipinge con capacità, un’intensa descrizione del suo recente viaggio in Russia. E che dice: “sono ritornata, come a voler completare il passaggio dalla giovinezza all’età adulta.” Personalmente, ho seguito il suo viaggio, passo dopo passo, come un diario illustrato, grazie alle fotografie pubblicate quotidianamente da Chiara sul suo profilo Facebook. Leggere questo pezzo è stato come dare voce a quella storia illustrata. Luoghi, persone. Rapporti, legami. Tempi&Mondi. Buon viaggio!

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Nota dell’autrice. Questo articolo è espressione di sentimenti sinceri e di un amore profondo per una terra piena di contraddizioni che sento di non essere ancora completamente capace di descrivere con le parole giuste. Il popolo russo mi ha accolto con un affetto profondo e indimenticabile, di cui proverò nostalgia appena ritornata a casa.

A causa della sua storia, e della mia storia la Russia non è mai stata e non sarà mai una destinazione comune. Uno scrittore francese d’inizio Novecento, Joseph Kessel, descriveva la Russia come la terra dell’illimitato. “Le sue pianure non hanno che il cielo per confine, le sue foreste vengono appena incise dalle accette, i suoi fumi giganti, inondati di acqua, si spiegano come braccia del mare, Le sue canzoni, la cui gioia ha degli accenti di follia e la cui melanconia tocca i termini della tristezza umana, portano il marchio di uno spirito teso verso l’infinito, verso l’inaccessibile dominio dell’appagamento completo” (Joseph Kessel, La Steppe rouge).

Sono ritornata in Russia, dopo aver passato nel 2007 dieci mesi sulle rive del Volga in una piccola cittadina impregnata di storia, Uglich. Sono ritornata, come a voler completare il passaggio dalla giovinezza all’età adulta. Con una borsa di studio dell’Unione Europea sono arrivata a San Pietroburgo. In questo punto d’incontro tra Europa e Russia è già difficile distinguere quei tratti distintivi che caratterizzano il popolo russo. Eppure, questo punto sula carta, individuato dalle coordinate geografiche come 59°57′N 30°18′E, non è ancora Europa… al confine con la Finlandia mancano 200 chilometri. L’autostrada Scandinavia è ancora piena di buche profonde e qualche rara indicazione riportata con le lettere dell’alfabeto latino affianca le lettere cirilliche dei cartelli stradali solamente in prossimità delle mete geografiche rilevanti.

I camerieri nei costosi caffè e ristoranti della città, fermi agli angoli della sala, oggi non restano più a fissarti, ma chiacchierano spensieratamente tra di loro o puliscono i coltelli.

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Russian inspirations

Samovar in argento, colbacco in volpe Prada, edizione Meridiani Mondadori de “Tutti i racconti” di Tolstòj.

Icona raffigurante la Veronica con il Cristo, guanti di pelle lunghi e collo in pelliccia eco nera.

Giacchino corto in visone miele Simonetta Ravizza.

  

Bicchiere di Vodka su fotografia di Nikolay Biryukov

Caviale&Champagne al  Bolshoi vestito Rubelli

Novelle “Lara”

novelle Lara

Più che ad una zarina, preferirete ispirarvi a Lara (Il Dottor Zivago di Boris Pasternak) e lo potete fare benissimo sulle “nevi” di Madonna di Campiglio confondendovi con le ospiti russe (doc). Lo potete fare anche a Cortina, ma non è la stessa cosa. Evitate di farlo in città, anche se questo è ciò che la moda comanda, personalmente lo trovo, come dire, un po’ sopra le righe.

Oltre ad interpretare il Russian style, a che serve? Il colbacco in pelliccia comunica eleganza e fascino (mettendo in risalto il taglio degli occhi), ma non solo: è soprattutto utile, per difendersi dal freddo, come nessun altro copricapo sa fare.

La pelliccia, a seconda della vostra sensibilità, potrebbe essere di volpe, visone o lapin, oppure “ecologica” spinta in colori alternativi come blu e bordeaux.

Evitate, mi raccomando, il total look (colbacco+pelliccia), anche se è molto facile incappare in più di un esemplare in centro a Campiglio. Non fatevi intimorire. Sdrammatizzate in assoluta sicurezza, accompagnando il vostro colbacco ad un serioso cappotto nero, piuttosto che ad un casualchic caban blu sopra il jeans.

Un consiglio: dentro, cercate di sentirvi più “Lara”, meno “zarine”.  Allora il colbacco ci piace!

TESTO – ds

FOTOGRAFIE – www.vogue.it, ds, freeforumzone.leonardo.it

MUSICA – Il Dottor Zivago http://www.youtube.com/watch?v=nynMR6AZ8Rc

Di nuovo tu

Diceva Fedor Dostoevskij che “L’intera letteratura russa è scaturita dal Cappotto di Gogol”, quello che di risparmio in risparmio, l’umile funzionario Akakij Akakjevi riesce a comperare per sostituire un mantello liso. Ma ne viene derubato e per il dolore si ammala di cuore e il suo fantasma continua a vagare per le strade di Pietroburgo finché una sera seguirà un uomo e gli ruberà il cappotto.

La Russia, luogo principe dell’ispirazione del cappotto, il Paese dai lunghi inverni, place narrativo e climatico per eccellenza di questo capo intramontabile.

Il cappotto, nato come derivazione eminentemente maschile del mantello, diventato poi capo militare, declinato soltanto più tardi al femminile, “con quel collo alzato come una muraglia quasi ad escludere il mondo permette una narrazione seducente e misteriosa” (Mai il mondo saprà di Feltrinelli)

Il cappotto deve essere caldo, morbido, dal taglio sartoriale. La scelta più classica è quella del paltò di cammello Max Mara, con le maniche a kimono, disegnato nel 1981 e venduto in oltre 150 mila esemplari.

Oppure la tentazione è di capovolgere il significato tradizionale di questo capo evergreen e di declinarlo in maniera nuova, divertente, preziosa.

Lo si fa aggiungendo grandi colli o stole di pelliccia, piuttosto che una cintura di rettile. L’importante è che il risultato sia ironico e mai uguale a se stesso.

La lunghezza è quella sopra il ginocchio oppure fino ai piedi, silhouette diritta quasi geometrica, mossa solo da orli o pieghe danzanti, ampiezze godet o bordi in materiale diverso.

Al di là di Max Mara, Giorgio Armani lo interpreta nel classico nero o rosa antico, Ermanno Scervino lo disegna con colori autunnali sulle curve femminili, Dsquared2 realizza mantelli larghi e stretti in vita con colli in pelliccia, Krizia bianco candido, Sportmax dal taglio diritto e mascolino, per Jil Sander solo cappotti e cappe dai tagli scultorei a campana.

Di nuovo, tu. E’ ora di cappotto.

 

                                                Max Mara A/W 2011-12

TESTO – ds

FOTOGRAFIA – www.vogue.it

MUSICA – doctor zhivago lara’s theme

http://www.youtube.com/watch?v=4Yd2PzoF1y8

 

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