Senti che gusto!

C’è un modo nuovo per sentire il gusto. Ascoltarlo.

E’ ciò che insegna a fare Foodfrequency un progetto innovativo frutto di una collaborazione tra professionisti altamente specializzati, tra cui Sara Lenzi, la sound designer che abbiamo incontrato qualche giorno fa, nel salotto di tempi&modi.

Foodfrequency significa innanzitutto, sintonizzarsi sul potere dei sensi, stimolando un utilizzo più consapevole della dimensione percettiva. E’ quindi, un invito a riflettere su cibo, cultura e territorio, quando si dice: “Bisogna comunicare emozioni”: un nuovo modo di fare marketing territoriale.

Un’esperienza immersiva ed intima, modulabile su tutte le culture culinarie senza confini linguistici, applicabile ai più diversi contesti e personalizzabile per molteplici obiettivi, in grado di essere vissuta ed apprezzata ad ogni età.

Siete tentati di provare? Questa è una prima ricetta per la degustare le “pietre preziose” trentine, ovvero i piccoli frutti: crumble di frutti di bosco di Sant’Orsola preparato e degustato immaginando una passeggiata nei boschi alpini innevati di gennaio. “Servire tiepida, mettere le cuffie e premere play”.

Cose dell’altro mondo.

Sara Lenzi, la designer del suono

“Il suono è potente: elaborato più velocemente dell’immagine, plasma (senza che ce ne accorgiamo) la nostra relazione cognitiva, percettiva ed emotiva con gli spazi e gli oggetti che popolano il nostro mondo. Il Sonic Interaction Design è una disciplina innovativa che, attraverso il suono, trasforma la nostra relazione con gli spazi e gli oggetti d’uso quotidiano. Il mio lavoro è creare identità sonore memorizzabili, efficaci ed evocative, per reinventare il rapporto con gli oggetti, i servizi e i media” – Sara Lenzi, sound designer

Oggi tempi&modi incontra Sara Lenzi, giovane trentina che vive a Bologna. Sassofonista e compositrice elettroacustica, ha anche una laurea in Filosofia. Insegna Installazioni sonore e Composizione multimediale al Conservatorio di Rovigo. Nel 2008 ha fondato Lorelei, agenzia di comunicazione sonora che applica la musica al marketing, all’advertising, al design. Con Gianpaolo D’Amico ha creato il blog sounDesign, riferimento italiano nel panorama della progettazione sonora.

1) Sara, arredare con la musica, progettare il suono: è corretto dire che, con l’immagine, il suono è l'”elemento” marketing per eccellenza?

Nel tempo, facendo questo lavoro, ho capito che benché per me il suono fosse il senso – o il sentire – più importante, esso non ci arriva mai da solo: noi sentiamo mentre vediamo, o mentre tocchiamo, o mentre odoriamo. Nel marketing è la stessa cosa, soprattutto se ci rifacciamo alla cornice del marketing sensoriale, o di quello esperienziale/emozionale. In breve: per i princìpi che legano la nostra percezione, un suono ben progettato amplifica e potenzia esponenzialmente il piacere della nostra esperienza di un prodotto, di un marchio o di uno spazio, legandosi alle altre esperienze   – l’immagine in primo luogo. Allo stesso modo però, e questo si sottovaluta ancora molto spesso, un suono mal progettato “distrugge” altrettanto esponenzialmente la nostra esperienza, annullando qualsiasi immagine di marchio o design di prodotto, per quanto ben progettati. Mi fermo qui, potrei parlare ore di questo argomento!

2) Per fare il sound designer serve un “orecchio” particolare o il senso dell’udito può essere sviluppato?

Il senso dell’udito si sviluppa: così come non si è mai “stonati” senza speranza ma chiunque può apprendere ad essere intonato, ci vuole un pizzico di pazienza, quello sì. Perché il piacere massimo del suono è dato dal saperne ascoltare i movimenti minimi, quelli vicinissimi al silenzio. E per riuscire a sentirli, in una società molto rumorosa come la nostra, bisogna sviluppare qualche abilità.

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