VintaGe Kitchen

VINTAGE KITCHEN

Viver d’amor e food(art)

by alessandro guerani

FoodOgrafia

Annunci

Ciak si fotografa!

Questo slideshow richiede JavaScript.

Oggi, mercoledì 21 dicembre 2011 ore 16.31 continua la chiacchierata in chat tra Alessandro Guerani e me.

Donatella Simoni: Alessandro, guardando le tue foto ho notato che spesso usi  delle piastrelle di ceramica,  è un tuo gusto? E’ qualcosa che ti porti dal passato?

Alessandro Guerani: sì, perché mi permettono di dare un tocco di colore e decorazione su un set molto minimo, ma non sono semplici da usare, se ci sono già piatti decorati, altre proposte “ingrombranti” visivamente, diventerebbero troppo barocche. Anche perché questi elementi hanno una storia dietro, sono ceramiche da camino, un po’ come quelle delle stufe ad olle, sono inglesi, di solito di età vittoriana o eduardiana. Adesso vengono usate soprattutto come sotto pentola o sotto piatto o sotto bicchiere

DS: approfondiamo l’importanza di creare un set fotografico. Mi incuriosisce la scelta, che dovrai fare immagino, di elementi di scena, chiamiamoli così. Come avviene?

AG: ah, bella domanda… e risposta non facile

DS: la cura del dettaglio è fondamentale, immagino, e bisogna essere bravi in questo ed avere una sensibilità particolare

AG: per risponderti devo tornare a quello che ti dissi in precedenza. In pratica, tu hai un messaggio che devi trasmettere che può essere una sensazione, un luogo, un lifestyle e devi quindi trovare degli elementi scenografici che ti aiutino a trasmettere questo messaggio. Per essere meno teorici, trovami una foto e parliamo di quella

DS: questa

AG: certo, ” Cherries in Wonderland”, si chiama così questa foto. Praticamente volevo fotografare delle ciliege in modo diverso, ambientarle in una situazione “onirica” e lì l’idea è venuta con l’assonanza fra cherries ed Alice (nel paese delle meraviglie). A quel punto, da uno scambio di soggetto, è venuto fuori il set: l’orologio è il Bianconiglio, poi ci sono i semi delle carte che sono le guardie della regina, il tè è il tè da matti. Purtroppo non avevo un narghilé per il Brucaliffo ma forse c’era già troppa roba, bisogna anche darsi dei limiti sennò poi si rischia di esagerare

DS: sì, bisognerebbe 😉

AG: questa fotografia così è nata, cercando di capire come far coesistere il soggetto dentro un set che rappresentasse anche tutte quelle cose. Comunque questo è un esempio che ti fa capire il concetto di quanto dicevo: la creatività non è “creare” bensì mettere in correlazione delle cose. Le ciliege a me fanno venire in mente un momento magico, quel paio di settimane quando si raccolgono e da bimbi si andava a “rubarle” dagli alberi dei contadini. Un “prodotto” che comunque ha un suo fascino, non è disponibile tutto l’anno e si porta dietro un sacco di ricordi dell’infanzia, come le mamme che facevano la marmellata in casa, ad esempio. Quindi ciliegia = memorie infanzia = sogno-bambini = Alice. Vedi i vari passaggi di correlazione?

DS: certo

AG: così presenti il prodotto in un modo non scontato e che riesce a comunicare ad un ampio target. Chi di noi non ha appunto memorie dell’infanzia relative alle ciliege? Chi di noi non ha letto o visto il film di Alice in Wonderland? Il messaggio non è ermetico, disponibile ad una elite, ma piuttosto popolare, allo stesso tempo non banale perché traslato su più piani

DS: sì, capisco

AG: alla base del ragionamento poi, c’è la realizzazione pratica che è basata su problemi pratici, ad esempio, la dimensione delle ciliege, e su considerazioni di tipo estetico. Non puoi usare una modella alta 1,80 per mostrare due ciliege 😀  In un set,  gli elementi devono essere inseriti in modo armonico e piacevole. Questo è il “mestiere” vero e proprio in cui poi si utilizza la proprio cultura ed esperienza visiva

DS: certo, cultura ed esperienza che fanno la differenza

AG: vedi che anche tu hai subito riconosciuto l’orologio del Bianconiglio o il tè del Mad Tea Party o i semi delle guardie della regina Rossa

DS: sì, messaggio ricevuto 🙂 Ti chiedo: è il soggetto della foto che ti ispira il set o costruisci il set sul soggetto?

AG: costruisco il set sul messaggio che voglio dare, il soggetto è il messaggio, altrimenti basterebbe una foto che ritrae una ciliegia, punto. La ciliegIa è la parte fondamentale del messaggio ovviamente, ma “ciliegia” in sè, è solo una parola o un frutto. Non si vende la ciliegia, si vende l’idea di ciliegia e l’idea coniugata in un certo modo

DS: è chiaro. Per i tuoi set, vai a comperare tazze, bicchieri, piatti, tessuti, di volta in volta?

AG: dipende, qualche volta sì, ma ho un “archivio” notevole. Spesso compro qualcosa quando lo vedo sapendo che prima o poi mi servirà. Io ho un mio stile ovviamente, e quindi so già se un oggetto può rientrarci o meno. Quando invece, come ti dicevo, ci sono dei brief più specifici esterni in cui sono costretto a seguire direttive non mie, a quel punto sì, gli oggetti di scena si comprano al momento e talvolta vengono forniti dagli stylist

DS: senti, vai via per le feste?

AG: no

DS: allora ci sentiamo la prossima settimana, intanto davvero tanti auguri

AG: anche a te!

www.alessandroguerani.com

www.foodografia.com

 

 

La natura morta e la realtà irreale

Questo slideshow richiede JavaScript.

Domenica 27 novembre ore 18.49 continua la chiacchierata in chat tra Alessandro Guerani e me.

Donatella Simoni: mi piacerebbe sapere di più delle tue fotografie, di quello che possono fare, ad esempio, produrre emozioni, oppure ispirazioni

Alessandro Guerani: le fotografie non sono nient’altro che messaggi, quindi come tutti i messaggi devono comunicare qualcosa

DS: e cosa comunicano le tue?

AG: eh… cosa comunicano… qui dipende cosa si deve comunicare e dai vincoli della committenza, poi è chiaro che ognuno di noi è più bravo a comunicare certe cose rispetto ad altri, per appunto cultura, capacità, sensibilità, ecc. Ed è quello che si chiama “stile”

DS: che si nutre ogni giorno però

AG: si nutre delle vita che scorre, delle esperienze

DS: sì ma devi avere attenzione per questo, non puoi vivere alla giornata

AG: per quello è importantissimo essere il più curiosi e aperti possibili su tutte le cose del mondo. Tante volte hai una idea vedendo un paesaggio, altre volte vedendo una scena in un film, altre volte leggendo un libro. E’ il “magazzino” delle idee di cui dicevo prima, anzi spesso è meglio “staccare” un poco dalla fotografia perché appunto si rischia di andare su cose già fatte e battute, mentre invece una comunicazione diversa può portarti idee più fresche. In generale, bisogna amare il bello e l’interessante

DS: comunque la storia, il passato, mi sembra che siano molto importanti per te

AG: la storia mi ha sempre affascinato, come ti dicevo sono un quasi storico medievale, e quindi fa parte della mia cultura e della mia formazione. Poi nella mia idea di fotografia di food ritengo appunto importante, se non fondamentale, il comunicare un lifestyle, che è fatto, qui in Italia, soprattutto di storia e tradizione

DS: adoro le tue foto di still life, sono le mie preferite, personalmente le trovo elegantissime e mi evocano momenti raffinati, anche di tempi passati

AG: l’eleganza della morte 🙂

DS: ma dai, perchè dici così? Non dovrebbero evocare eleganza?

AG: pensa un attimo ai termini che si usano in Italia. Noi usiamo il termine “natura morta”, in inglese è still life che sarebbe “vita sospesa”

DS: sì

AG: ecco, chiediti il perché. Vedi, questi ragionamenti sono fondamentali per capire cosa c’è dietro alle immagini e i messaggi che veicolano. Noi usiamo il termine “natura morta” perché siamo cattolici. Il termine viene da una branca di pittura dove appunto veniva mostrata la “vacuità” della vita terrena come tutto finisse in realtà nella morte. Anche la cultura iconografica protestante aveva le sue “vanitas” che sono la base dello still life, basta pensare ai fiamminghi del ‘600

DS: sì ho presente

AG: ma non avevano comunque un carattere così cupo e negativo come da noi dove c’era la Controriforma

DS: no anzi

AG: infatti ci siamo noi e gli spagnoli che abbiamo molte scene di frutta e di cacciagione, i fiamminghi usano di più le tavole imbandite. Nelle prime c’è proprio la putrefazione a fare da padrona come anche in certi soggetti di Caravaggio e questo ci fa tornare al food come ho scritto in un post sul blog. Noi viviamo una dicotomia, consideriamo il mangiare vita ma ci cibiamo di cose morte, spesso sulla via di esser putrefatte. La carne cruda è frollata, i frutti sono maturi. Rendere queste cose come belle è sempre una sifda, per questo viene reputato difficile fotografare la carne

DS: eh immagino

AG: il colore vero è diverso da quello che abbiamo mentalmente in testa è paonazzo, freddo, ma il nostro cervello lo percepisce dal vero in altro modo, solo che in foto è come togliere quel velo. Capisci che se questi concetti non li conosci, non li studi, non puoi fotografare food! I salumi sono un esempio fantastico, prova a fotografarli sono tutti verso il magenta-blu, ma noi li vediamo rossi

DS: veramente?

AG: sì, prova e vedrai

DS: lo speck anche?

AG: lo speck è nerastro, comunque magenta

DS: ma scusa, allora quello che fotografiamo non è sempre la realtà?

AG: non è mai la realtà

DS: 😦 pensavo di essere carina vedendo le mie foto

AG: ahahahahaha

DS: dopo questo maestro, chiudo. E’ una delusione troppo forte

AG: se hai abbastanza materiale…

DS: mi basta, mi basta… per meditare

AG: alla prossima allora

DS: sì, così mi spieghi meglio la storia dei salumi blu

AG: ok

DS: ciao

AG: ciao

www.alessandroguerani.com

www.foodografia.com

Alessandro Guerani* e il suo food&stillife

Questo slideshow richiede JavaScript.

*@AleGuerani Bologna, Italy

Fotografo di food e non solo, mi interessa tutto quello che riguarda la fotografia, l’arte, la grafica e… il cibo! http://www.alessandroguerani.com/ http://www.foodografia.com/

 

Dialogo in skype tra me ed Alessandro Guerani. Domenica 27 novembre ore 18.15.

Alessandro Guerani: ciao, scusa il ritardo

Donatella Simoni: figurati

AG: quando vuoi puoi chiedermi tutto quello che vuoi 😉

DS: allora, ho letto un po’ di te, ho guardato le tue foto, mi piacerebbe sapere quali sono i tempi e i modi delle tue fotografie, dove nascono, se per caso, se per un’ispirazione, se sono calcolate, ecc..

AG: togliamo subito di mezzo alcuni miti. Il 90% della fotografia è calcolata nel senso che anche ritratti o paesaggi hanno dietro ore di osservazione, studio e pensiero, solo la fotografia di reportage o quella che si chiama street photography non è calcolata, è la cattura di eventi imprevedibili. Se è un lavoro su committenza hai dei vincoli,  ma anche quando scatto per me tante volte, mi devo dare dei vincoli come se fossi il committente di me stesso. Per esempio, l’ultima serie sul vino, mi mancava fotografia di vino in portfolio e quindi mi sono “auto assegnato” un servizio vedendo lo scaffale delle bottiglie di vino novello in un negozio.

DS: quindi è in questa fase che scatta la tua bravura

AG: bravura non so, diciamo che è la fase di creatività comune a qualsiasi creativo, uno scrittore che ha un soggetto da descrivere, un grafico che ha un manifesto da comporre, ecc, e le logiche non sono poi tanto diverse, devi rendere interessante il soggetto, evitando le rappresentazioni più banali e in modo che esso diventi attraente ad un pubblico che è il destinatario del messaggio.

DS: dove preferisci vedere le tue foto, su una rivista del settore, appese come quadri?

AG: io sono un fotografo commerciale. Vedi, solo recentemente il mondo dell’arte è entrato in una fase che possiamo chiamare “egomaniaca” nel senso che son tutti artisti, tutti esprimono il loro profondo essere, ecc ecc… in realtà per secoli anche i più grandi pittori venivano pagati dai committenti, realizzavano l’opera seguendo le indicazioni e cercando di esprimere al meglio il messaggio che i committenti volevano; dopodiché se il quadro o la statua finivano in una cattedrale viste da migliaia di fedeli o nella cappella privata del palazzo non era affar loro. Poi è chiaro che fa piacere vedere il proprio lavoro esposto su un magazine ad alta tiratura.

DS: ho capito

AG: però c’è una cosa che per me è importante

DS: dimmi

AG: questo concetto, quello del committente, potrebbe sembrare appunto a molti, che hanno dell’arte e della creatività un concetto angelicato, una cosa brutale e gretta. Invece ti dirò, dà molta più soddisfazione riuscire a creare qualcosa di tuo, di cui sei soddisfatto entro i limiti che ti dà un committente. E’ una sfida e fra l’altro è la cosa che differenzia i professionisti dai dilettanti. Tutti con tutto il tempo a disposizione possono fare una bella foto, dipingere un bel quadro, scrivere qualcosa di interessante, il problema è farlo entro dei vincoli esterni e di tempo. Hai presente il principio delle scimmie con la macchina da scrivere che fu ripreso da Borges?

DS: sì

AG: è esattamente quella la differenza fra una scimmia e Shakespeare. Con l’eternità a disposizione anche la scimmia scrive l’Amleto. Questo è anche il concetto difficilissimo da trasmettere a certi “potenziali” clienti che vedendo belle foto di “amatori” ti dicono “ah ma son poi buoni tutti”

DS: capisco!

AG: vorrei poi riprendere il concetto “creativo” di prima. Iniziamo anche qui a togliere di mezzo un po’ di bestialità che girano. Il processo creativo non crea un fico secco di nulla. Chi dice il contrario, o fa lo sborone – come si dice in bolognese – o non sa di quel che parla. Anzi, spesso tutti e due! Il lavoro di ogni creativo è quello di usare alcun capacità: primo, avere una cultura il più ampia possibile, è la fonte delle idee (e qui tanti fotografi italiani peccano perché sono ignoranti come capre svizzere, c’ha ragione Toscani); due, mettere in correlazione fonti ed ispirazioni diversi, tre, rielaborarle per presentare qulacosa di bello e, possibilmente, non banale. Quindi capirai che più materiale hai a disposizione, cultura, più hai la capacità di vedere nessi e relazioni fra le cose, migliore sarà la tua rielaborazione. In pratica nessuno crea o inventa nulla.

DS: questo vale per la creatività tutta

AG: certo, ma infatti le foto le ho in testa, per quello ti dicevo che sono “studiate”. Spesso ho molto chiaro in testa cosa voglio, qualche volta anche nei dettagli, poi magari, quando sono nel momento “pratico” possono sorgere altri nessi o idee che vengono integrati, ma di base vedo, e più vado avanti in questo mestiere mi capita, che ho già quasi tutto in testa. Come i compositori che hanno in testa la musica, che poi io sia un fotografo significa solo che lavoro sull’immagine e che uso strumenti diversi, i processi sono uguali ai tuoi quando scrivi.

DS: grazie Alessandro. La prossima settimana vorrei parlare con te delle tue fotografie e come si comunica con le immagini. Che ne dici?

AG: bene, chiamami quando vuoi

DS intanto grazie, aspetto le tue foto per mercoledì e ti auguro una buona serata

AG: di nulla, grazie a te, buona serata

 

IMPRESSIONI. Un po’ intimidita ma bene. Riconosco di avere un concetto angelicato di creatività. Da rivedere. Confrontarmi con Guerani mi farà solo bene. Quanta sostanza! Ma in fondo, è solo il primo incontro. Alla prossima.

 

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: