Tod’s presenta “Italian Portraits”

Nella splendida cornice della Pinacoteca di Brera, si è svolta a Milano la serata dedicata al lancio del libro “Italian Portraits”, in distribuzione da settembre 2012 nelle migliori librerie del mondo.

Diego e Andrea Della Valle hanno accolto alla serata: Stefano Tonchi, Giulia e Carlo Puri Negri, Micol Sabbadini, Nino e Francesca Tronchetti Provera, Nathalie Dompè, Valentina Scambia, Virginia Orsi, Luisa Beccaria, Lucilla Bonaccorsi, Pupi Solari e alcuni tra i protagonisti del libro (tra cui Alberto Alemagna, Emanuele Cito Filomarino, Gaddo della Gherardesca, Giovanni Gastel, Guglielmo Miani, Niccolò Minardi, Tazio Puri Negri).

Italian Portraits celebra, attraverso una serie di ritratti fotografici di raffinati uomini italiani, il talento di unire l’estetica all’etica, la contemporaneità alle tradizioni, la bellezza alle capacità.

Uno stile perfettamente rappresentato da questi personaggi, che affonda le sue origini nel Made in Italy e nell’importanza delle cose “fatte bene” e dell’artigianalità: una scelta di eleganza non ostentata e di rispetto del passato e delle radici.

Valori senza tempo, parte di uno stile di vita e di una cultura moderna e cosmopolita ma ben radicata nel nostro Paese.

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Che gioia!

SALAMELLA E MOSTARDA MANTOVANE

Viver d’amor e food(art)

by alessandro guerani

FoodOgrafia

Il rituale del Sabrage

L’estate 2011 è stata all’insegna di G.H. Mumm Rosé, lo champagne fresco ed equilibrato dall’aroma ai frutti di bosco e frutta fresca, scelto da molti come la soluzione ideale per rinfrescare le calde notti estive.

Tutta Italia è stata inondata dalle bollicine rosa del “Tour Sabrage”, il rituale napoleonico dell’apertura delle bottiglie utilizzando un’affilata sciabola. Dopo aver liberato il collo della bottiglia dal rivestimento, si fa saltare il tappo con il dorso della lama, un gesto spettacolare e magistrale.

L’atmosfera spettacolare di questo antico e leggendario rito, ha emozionato centinaia di persone in tutta Italia. Da nord a sud tutti i maggiori locali e discoteche hanno fatto da sfondo a questo entusiasmante rituale; a Roma, ad esempio, il tour ha toccato location esclusive come il Fontanone, La Maison, Area, regalando ai propri clienti la possibilità di vivere un momento magico, guidati dall’esperienza di un sabreur professionista.

La Maison G.H.MUMM ha voluto rendere omaggio alla cerimonia della sciabolatura, il “sabrage”, affidando ad un famoso designer, Patrick Jouin iD, la realizzazione di un oggetto mitico nel rispetto delle tradizioni e del simbolo iconico del marchio, il nastro rosso.

La Sciabola da Champagne G.H.MUMM è uno strumento unico che unisce l’eleganza di un manico in cuoio color rosso, contrassegnata dal nome della Maison, alla resistenza di una lama in acciaio dalla punta quadrata. Di colore bianco, la parte in acciaio è sottile e scintillante, mettendo delicatamente in evidenza la griffe del suo creatore. Presentata in un prestigioso cofanetto, anch’esso disegnato da Patrick Jouin, la Sciabola G.H.MUMM si presenta accompagnata da un Magnum di Brut Cordon Rouge.

Precauzioni per l’uso
Al momento della sciabolatura, eseguita da un adulto, si raccomanda di portare dei guanti e degli occhiali per proteggersi da un’eventuale proiezione di schegge di vetro.

  • Togliere il cappuccio per liberare il tappo e la gabbietta (senza aprirla), e denudare il vetro del collo.
  • Tenere saldamente la bottiglia in posizione obliqua (tappo verso l’alto), in una direzione sicura. Assicurarsi che nessuno si trovi nella traiettoria in cui sono diretti il collo e il tappo.
  • Appoggiare la lama, di piatto, a metà della bottiglia.
  • Fare scivolare la lama di piatto sul vetro, con un movimento ampio, né brusco né troppo rapido, da metà bottiglia verso il collo mantenendo la lama a contatto con la bottiglia.
  • L’urto secco della lama sul rigonfiamento del collo ne provoca la rottura netta.
Un’arte, una tradizione, un’emozione. Preludio di quello che accadrà di lì a poco.

Primitivizia, riscoprire le proprie radici… con gusto

Tutto nasce da un percorso personale che rispetta uno stile di vita: dedicarsi alla ricerca e alla sperimentazione in una terra dove si sente fortemente radicate le proprie radici. Recuperare, riconoscendone il valore, quel patrimonio di sapienza antica tramandata dalle generazioni passate, rivivendolo ed interpretandolo in chiave personale e moderna, per farne la propria realizzazione, un’espressione di vita e, ancor di più, per farne dono agli altri sotto forma d’arte.

E’ la storia di Eleonora Cunaccia.

E’ la filosofia che sta alla base dell’artigianalità di Primitivizia, erbe spontanee di montagna, bacche, resine, radici che poi vengono sapientemente cucinate ad arte, sapori sconosciuti che vengono trasformati in cibo esclusivo da degustare, come il ragù di erbe alla crema di radicchio dell’orso, le bacche di corniola alle prugne selvatiche, gli sgrizoi al delicatissimo buonenrico e il mugolio, un estratto di gemme di pino mugo. La natura viene lavorata in pochissimo tempo dalla raccolta, lavata alla fonte del paese, cucinata ed invasata.

Le giornate di Eleonora trascorrono in solitudine e a stretto contatto con la terra. Seguire le stagioni, gli umori della natura, scegliere il tempo giusto per una raccolta in quota o in luoghi incolti di difficile accesso, come le scarpate, i dirupi, i bordi dei fiumi: ogni volta si rivela un’esperienza ancestrale da dove è naturale estrarre nuovi sapori, sapori primitivi, sapori dimenticati, che esaltano il gusto esclusivo della semplicità, ma di certo quello più autentico di un territorio.

Come sorseggiare un “brodo di terra”. Eleonora ha impiegato un giorno di cammino per capire con cosa farlo, cercando in tutto ciò che sul suo cammino ha trovato di bello, di buono, di magico. Terra pulitissima raccolta a 2000 metri d’altitudine, un sasso, la corteccia di un albero. Sul fuoco, essi verranno trasformati in un estratto di vita con dentro tutti gli aromi, tutti i profumi, di tartufo, di fungo, di buono, della terra. Destinazione risotto.

TESTO – ds ispirata da se stessa in “Memorie di Fuoco” (Servizio Attività Culturali della Provincia autonoma di Trento)

FOTOGRAFIE – nell’ordine, Alessandro Guerani, erbacipollina, it e airone.it

MUSICA – anywhere is… enya http://www.youtube.com/watch?v=gPKAN7XHCxU&ob=av2n

La Sicilia di Ferdinando Scianna

Ho approfondito la conoscenza di Ferdinando Scianna grazie ad un amico, con il quale mi sono confrontata in merito alla nuova campagna pubblicitaria primavera-estate 2012 di Valentino, e all’ispirazione che accomuna il lavoro di Deborah Turbeville a quello di Scianna svolto per Dolce & Gabbana con la splendida Marpessa a partire dal 1987, culminato poi con un libro mozzafiato (e pietra miliare del reportage di moda) che è “Altrove”.

In queste mie pagine di tempi&modi, non ho mai nascosto e tantomeno mi sono mai sottratta al fascino che la Sicilia mi procura e di cui con piacere,  mi considero vittima nel corpo e nello spirito. Ecco perché ha fatto bene al mio cuore e confido anche al Suo, leggere questi tratti autobiografici del famoso fotografo siciliano.

Ho cominciato a fotografare perché la Sicilia era là. Era naturalissima cosa per me portare lo sguardo, la curiosità e la mia passione di ragazzo sulla maniera di vivere e sui riti delle feste del luogo dove ero nato e vivevo. Per qualche anno feci un po’ la vita dei venditori di torrone o di tamburelli, che spesso erano anche i miei migliori informatori. Andavo di paese in paese alla ricerca delle feste meno conosciute e frequentate, più forti e autentiche. Mi sono così ritrovato, sbalordito, in mezzo a impressionanti pellegrinaggi, come quello per i santi Alfio, Cirino e Filadelfo al santuario di Tre Castagni, sulle falde dell’Etna, dove migliaia di penitenti in mutande recano ogni fine maggio, correndo, pesantissimi ceri, urlando le lodi dei santi martiri. O a Butera, a seguire il rito del serpentazzo. A Baucina, dove una interminabile, notturna processione mette in scena i molti martirii cui è stata sottoposta la miracolossima Santa Fortunata, che probabilmente non è mai esistita. E in tanti altri luoghi, tra feste splendide e intensissime.
«Ma una festa religiosa, che cosa è una festa religiosa in Sicilia? Sarebbe facile rispondere che è tutto, tranne che una festa religiosa (ma con una grande eccezione, come vedremo). È, innanzitutto, una esplosione esistenziale. Poiché è soltanto nella festa che il siciliano esce dalla sua condizione di uomo solo». Così scriveva Leonardo Sciascia, trentatré anni fa, in prefazione al volumetto che la casa editrice Leonardo da Vinci di Bari pubblicò con le mie fotografie sulle Feste religiose in Sicilia. Quel libro, primo frutto di un incontro fondamentale per la mia storia di fotografo, e ben di più per la mia vita. (…) Oltre che esplosione esistenziale, quelle feste sono oggi diventate spettacolo, occasione mediatica. Spesso nelle processioni ci sono più fotografi e cineoperatori che penitenti. L’eccezione indicata da Sciascia era quella della Settimana Santa, in cui si contempla il dolore di una madre per un figlio ammazzato e tradito da un amico. Vicenda di eterna attualità, come si vede. Ed è vero che imbattersi nella solennità straordinaria della processione di Enna del venerdì santo, con centinaia di penitenti incappucciati che sfilavano interminabilmente per la città, in silenzio, con sivigliano sfarzo, mi ha provocato un’emozione indimenticabile. E poi il silenzio, lo strazio della funebre musica della banda, l’Addolorata che oscilla al dondolio dei portatori, il tutto immerso in una nebbia che tutto rendeva ancora più misterioso e ovattato. Ma a me pare che, fatti salvi i sentimenti più profondi di ciascuno, anche i riti pasquali, e non solo in Sicilia, naturalmente, siano oggi diventati momenti di leggera mondanità: non per nulla hanno offerto occasioni per i giochi più o meno seri della moda. Queste feste, però, rimangono bellissime e per me, poi, quarantacinque anni fa solitario ragazzo con la macchina fotografica, felice in mezzo a quella densa umanità cui così profondamente appartengo, furono occasione di straordinaria scoperta sulla maniera di essere della gente della mia terra e sono oggi motivo di struggente nostalgia. (…)

Come fai a guardare il mondo senza tenere conto che appena hai aperto gli occhi intorno a te hanno chiuso le finestre perché c’era troppo sole? Le nostre case sono piene di persiane, di luce che filtra, di finestre a bocca di lupo. In Olanda fanno case di vetro perché di luce ce n’è talmente poca. E già questo ti da un’idea diversa della luce e quindi una maniera diversa di guardare le cose. Per me il nord ha una luce esotica, mentre dal nord vengono in Grecia, in Sicilia a cercare l’appollineità, il classico, il solare. I fotografi siciliani amano la Sicilia nera. Io, per esempio, dico che il sole mi appassiona perché fa ombra. “La luce e il lutto”, un titolo di Gesualdo Bufalino che esprime bene questo sentimento. Questa sorta di seme della contraddittorietà profonda che da fatto fisico, atmosferico, diventa anche culturale, psicologico. Da noi il lutto è sempre una cosa molto violenta, teatrale. A volte persino una tragica risata. Così come la carnalità, la sensualità. Sono rimasto stupito quando, guardando le mie prime fotografie di moda dicevano “Il tuo sguardo sensuale sulle donne…”. Io non penso che la sensualità di un fotografo, se ne ha, si riveli solo quando fotografa le donne, perché nelle mie fotografie nere siciliane, per dire, a me pare che la luce abbia la stessa sensualità che si trova nelle immagini di donne.

“La modella Marpessa indossa un modello di Dolce e Gabbana per le strade di una cittadina siciliana – si fa fotografare da ragazzino” Scianna, Ferdinando. 1987. gelatina bromuro d’argento/carta, cm 30 x 40, Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo (MI)

 

 

Ferdinando Scianna nasce a Bagheria, in Sicilia, nel 1943. Nel 1963 incontra Leonardo Sciascia con il quale pubblica, a ventun’anni, il primo dei numerosi libri poi fatti insieme: Feste religiose in Sicilia, che ottiene il premio Nadar. Si trasferisce a Milano dove dal 1967 lavora per il settimanale L’Europeo come fotoreporter, inviato speciale, e poi corrispondente da Parigi, dove vive per dieci anni. Introdotto da Henri Cartier-Bresson, entra nel 1982 nell’agenzia Magnum. Dal 1987 alterna al reportage e al ritratto la fotografia di moda e di pubblicità, con successo internazionale. Svolge anche, da anni, un’attività critica e giornalistica che gli ha fatto pubblicare numerosissimi articoli in Italia e Francia su temi relativi alla fotografia e alla comunicazione con immagini in generale.

 

TESTO : http://www.ferdinandosciannaelasicilia.com/

FOTOGRAFIA: Gaetano Gianzi

MUSICA: “Strade parallele (aria siciliana) Franco Battiato e Giuni Russo  http://www.youtube.com/watch?v=RtUS1s-cJqc

 

 

 

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