Cortesi presenze

Non li vedi ma li senti. Sono pezzi in plexiglass e in vetro, preziosi oggetti di design e di arredo, che hanno il potere di suggestionare senza farsi vedere, anzi, sanno valorizzare l’ambiente con la loro “presenza-assenza”. Ne ho incontrato cinque esempi  tra le mura di Castel Stenico, uno dei manieri più affascinati del Trentino. Ve li presento: nell’ordine, scala elicoidale con pioli in vetro Spiro di Trescalini, Bench in plexiglass Santambrogio Milano, lampade a sospensione in vetro soffiato Empatia di Artemide, seduta Louis Ghost di Kartell, bicchiere in cristallo Harcourt 1841 di Baccarat.

trescalini bench santambrogio empatia di artemide ghost Kartell baccarat-bicchiere-harcourt

Timeless Kitchen (part 3)

vetro (1)

La trasparenza è un valore. Il vetro riesce ad essere sempre così, puro e semplice, anche quando forme e decori lo impreziosiscono. E questo grazie alla sua anima trasparente e pulita, capace di esaltare ogni contenuto, sia esso cibo, bevanda, lo stelo di un fiore. Immancabile nel quotidiano di una cucina e di una tavola che anelino ai sapori del passato. Perché il vetro sa tramandare ed interpretare il valore antico del Dono: la vera bontà è annullarsi, diventare trasparenti,  per dare luce ed esaltare l’altro. Vetro su carta (da parati Anni ’70).

Il “VetroCenacolo” emozionerà Parigi

Una rappresentazione in vetro dell’Ultima cena che, mantenendo la vivacità di una reale tavola imbandita, ha il potere di trasportare nel passato. E’ “VetroCenacolo”, dal prossimo marzo, in esposizione al Musée Maillol di Parigi.

Il “VetroCenacolo” è una pregevole riproduzione artistica in vetro dell’affresco dell’Ultima Cena che si trova nell’antica chiesa di Santo Stefano a Carisolo TN), realizzata dal maestro soffiatore Silvano Signoretto nella sua fornace di Murano. Un’opera d’arte in vetro soffiato, composta di oltre duecento pezzi tra bottiglie di vino, trote iridee, gamberi di fiume, pani e stoviglie.

Dopo essere stata esposta al Castello del Buonconsiglio di Trento, a Milano e nella Cattedrale di Notre Dame a Strasburgo, nell’estate scorsa  l’opera del Signoretto è tornata “a casa”. Esposta sotto  le maestose pitture tardogotiche, l’affresco da cui trae origine, è riuscita a rendere per quanto possibile, ancora più suggestiva e affascinante l’atmosfera dell’antica chiesa.  

La piccola chiesetta di Santo Stefano di Carisolo è arroccata su uno sperone di roccia del paese della Val Rendena. E’ stata edificata intorno al 1100, ampliata e decorata nei secoli successivi. Affrescata dai pittori itineranti Baschenis tra il 1461 e il 1532. Sulle pareti esterne è dipinta la famosa “Danza Macabra” splendido esempio di tema iconografico tardo medievale. All’interno è affrescata l’Ultima Cena che spicca per l’immediatezza: il tavolo è apparecchiato con grande ricchezza di vasellame, piatti con pesce e abbondanza di pane e vino in “angastare” (particolare forma di antica bottiglia). Molti gamberi rossi di fiume (all’epoca cibo popolare quotidiano) conferiscono al banchetto una nota colorata di particolare bellezza e significato.

Ora “VetroCenacolo” è attesa a Parigi.

L’operazione culturale che porta “VetroCenacolo” in Europa nasce dall’intuizione della dottoressa Rosa Barovier Mentasti di Venezia ed è promossa dalla Fondazione Maria Pernici Antica Vetreria di Carisolo, presieduta da Manuela Bonfioli.

Si ringrazia la Proloco di Carisolo per le immagini.

La sostenibile leggerezza del living

Stravolgere il paradigma, ecco l’essenza della vera creatività. E’ quello che Santambrogiomilano, un’importante realtà imprenditoriale che realizza progetti in vetro dal carattere esclusivo, ha pensato di fare con il concetto “chiudersi fra quattro mura”, dimostrando ancora una volta che progettare significa ricercare con passione perché, come recita l’antico detto, “colui che cerca, trova”… l’invisisbile.

L’obiettivo è trasparente come il vetro: eliminare di fatto tutto ciò che può distrarre lo sguardo dalla contemplazione a partire dalla natura che ci circonda, alle forme pure di oggetti d’arredamento. Nascono così la Glass House e la collezione Simplicity.

Simplicity nasce dalla collaborazione di Carlo Santambrogio col designer Ennio Arosio che dà forma “trasparente” ad un modo netto ed essenziale di concepire e vivere gli spazi, dove gli elementi seppur fortemente caratterizzanti non sovrastano l’ambiente che li circonda ma entrano in perfetta simbiosi con esso.

Assemblando giunti e piani di vetro, le superfici si de-materializzano grazie a piani trasparenti sospesi e travi in vetro. Un esempio di particolare effetto lo troviamo nella scala con i suoi elementi strutturali in vetro totale che, priva di qualsiasi profilo in acciaio, risalta per la sua assoluta trasparenza e leggerezza.

Le realizzazioni Simplicity sono in vetro extra-chiaro Saint Gobain, temperato e stratificato, denominato Diamant per le sue caratteristiche di estrema purezza e lucentezza, interpretato in maniera unica attraverso l’impiego di spessori molto importanti (30 mm) e trattato con particolari procedimenti tecnici volti a garantirne l’assoluta sicurezza.

Particolarmente ineterssante è il momento in cui il vetro, da componente strutturale dello spazio, con la sua purezza e perfezione, crea un interessante contrasto con un altro materiale – ad esempio il legno e le sue materiche venature – ammorbidendo in questo modo, l’austerità e il minimalismo dell’assoluta trasparenza.

Vetro d’arte, effusione d’amore

Vi è un passaggio stupendo nella lavorazione del vetro, è quando i bordi di un vaso, resi malleabili dal fuoco, vengono tirati con le pinze per plasmarlo e quindi, nel toglierlo dalla bocca della fornace, esso si apre come un fiore che sboccia. Un cuore di ghiaccio che si trasforma in qualcosa che emana calore, regala emozione, un oggetto d’arte.

La bocca della fornace rappresenta la vita, dalla quale il vetro entra per essere lavorato e ne esce con la vita in corpo. Il potere del fuoco e del calore è quello di trasformare in realtà agli occhi dell’artista, quello che lui stesso ha tentato di realizzare prima nella sua mente. E’ intriso di magia l’attimo in cui un oggetto nasce dalla fornace. Quello che fino a poco prima, altro non era che un corpo informe rosso incandescente, si trasforma in un’opera unica, dalle forme sensualmente modellate, dai colori sorprendenti quanto inimmaginabili, dal cuore pulsante di vita.

Solo ora potete capire ciò che state per vedere.

Queste sono alcune delle meravigliose creazioni di Loretta Hui-shan Yang (1952),  l’artista del vetro cinese più influente di questo nostro tempo. Attrice di spicco del cinema contemporaneo taiwanese, nel 1987, al culmine della sua carriera, lasciò la recitazione e sì dedicò all’arte della lavorazione del vetro. Yang utilizza le sue innate doti artistiche e la sua passione per la ricerca e l’esplorazione, per creare opere scultoree in vetro imbevute di tradizioni cinesi e di profonda filosofia umana. 

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