Beet(le)! Beet(le)!

Attenzione, arriva. Ed è un grande ritorno. Il Maggiolino. Disegnato da Ferdinand Porsche, in 70 anni ne ha combinate di tutti i colori. Da auto del popolo, a modello da guerra nella versione Kuebelwagen e nell’anfibia Schwimmwagen, da macchina dei signori negli anni Cinquanta, la Typ 2, a simbolo hippy, l’auto dei figli dei fiori.

E nel 2012? Sportiva, quasi coupé. Un’anteprima intercontinentale, in contemporanea a Shanghai, Berlino e New York. Poi la doppia presentazione italiana, a Roma e a Milano.

Stiamo assistendo alla rinascita del Maggiolino Volkswagen, una delle automobili più vendute di tutti tempi: 21 milioni e mezzo di unità in circa 70 anni. Un’icona dell’Automobile. Perché le versioni di un tempo mantengono il loro valore sul mercato e i modelli più rari sono contesi dai collezionisti senza esclusione di prezzi.

Ma torniamo indietro con la memoria, torniamo alla sua creazione. Nel 1934 Adolf Hitler chiede un’auto del popolo all’altezza delle sue utopie a Ferdinand Porsche, il futuro fondatore dell’omonima casa automobilistica che riceve il compito di studiare un’auto con poche ma precise esigenze: trasportare cinque persone o tre soldati e una mitragliatrice (il capitolato era stato steso dallo stesso Hitler), viaggiare a 100 km/h consumando una media di 7 litri per 100 chilometri, avere un prezzo non superiore a mille reichsmark, pari a dieci volte lo stipendio di un operaio.

Nel 1939 debutta al Salone di Berlino. Con fantasia tutta tedesca viene battezzata Typ 1 e così viene chiamata fino al 1968, quando il modello viene ribattezzato Der Kaefer (lo scarabeo, da cui il popolare maggiolino) perché così era stato definito in una brochure pubblicitaria nell’agosto del 1967. Il disegno del Maggiolino non è mai cambiato: la foggia dei fanali, la forma e la dimensione del parabrezza e del lunotto, ma nulla più. Compare anche la versione cabriolet molto amata perché garantisce quattro posti veri. Ma dopo 40 anni, il mercato è saturo e il Maggiolino esce di produzione prima in Europa (1976) e poi, dopo più di vent’anni in Brasile (2003), nello stesso anno in cui esce dalla scena anche la New Beetle comparsa nel 1998 ma che non ha mai convinto.

Ma ora è tornato, il Maggiolino della terza generazione: il dna è quello di una Volkswagen contemporanea, i tratti sono quelli tradizionali (parafanghi sporgenti e fari anteriori circolari), due gli allestimenti proposti, Design e Sport. Il nuovo Maggiolino è più sportivo, virile e spazioso, tutto ciò che non era un Maggiolino old syle ovvero, lento come un treno a vapore, rumoroso come un trattore, con una cronica mancanza di spazio e irresistibilmente femminile. La versione 2012 è decisamente maschile, firmata da Walter de Silva, il raffinato numero uno dello stile del gruppo Volkswagen, assieme a Klaus Bischoff, responsabile del design della casa tedesca. Sembra una coupé, quasi una Porsche quando la si guarda da dietro.

Terza generazione che pensa già ai suoi figli, a cui dedicare la E-Bugster. C’è chi sa andare avanti guardando indietro: i giocatori di rugby ad esempio.Volkswagen ha attinto proprio da questa filosofia per realizzare una concept car coraggiosa e coinvolgente, dai contenuti avanzati e con estetica che ricorda addirittura le celebri Speeedster. Due soli posti, è solo elettrica con autonomia di 180 km, si ricarica in soli 35′ alle colonnine stradali, oppure da rete domestica, o frenando come le ibride.

Il ritorno di un mito. Follow it! Beet(le)! Beet(le)! 

TESTO – ds ispirata da Luca Delli Carri su MFGentleman

FOTOGRAFIE – web

MUSICA – let it be beatles http://www.youtube.com/watch?v=ajCYQL8ouqw

Come ti interpreto i tornanti della Rocchetta con la Polo GTI 1.4, la piccola pepata di casa Volkswagen

Il nostro tour di questa settimana parte dalla periferia nord del capoluogo. Nel piazzale dell’Officina Gambrinus diamo un’occhiata a questa Polo GTI 1.4. Vi troviamo un’ambientazione che ricorda assolutamente quella della sorella maggiore, fin dalla strumentazione e dalla dotazione che comprende di serie i sedili sportivi, la pedaliera metallica con inserti in gomma, il computer di bordo, i rivestimenti in pelle per volante e leve cui si aggiungono inserti cromati qua e là. Semplice, sportiva, completa. All’interno, lo spazio che serve, senza esagerare.

Si parte, destinazione Lago di Molveno. Direzione nord fino a Lavis per imboccare la nuova tangenziale fino a Mezzolombardo. Abbiamo subito la sensazione che quest’auto possa entrare di prepotenza nel club elitario di quelle macchine candidate per costituzione ad attentare all’integrità dei nostri punti patente. Non è soltanto una questione relativa alla potenza disponibile, quanto a come le prestazioni della piccola ma pepata Volkswagen, ti prendano spesso in contropiede. Il perfetto connubio fra volumetrico e turbo porta a un’erogazione senza alcuna incertezza, con una fluidità e una spinta fin da basso esemplari che si fanno gradire in tutte le situazioni di traffico e di strada. A Mezzolombardo la situazione traffico non permette di continuare la nostra “cavalcata”, così ci “accontentiamo” di apprezzare il comfort dovuto ai sedili e alla rumorosità contenuta.

Finalmente. Da Mezzolombardo saliamo verso la Rocchetta e da qui imbocchiamo la statale 421 che collega la Piana Rotaliana all’Altopiano della Paganella. 180 cavalli da un semplice 1.4 grazie alla doppia sovralimentazione (volumetrico più turbo) e il cambio DSG a doppia frizione, con sette rapporti comandati dal volante, per cominciare e poi, al di là della potenza di picco, fa valere anche una pienezza di erogazione quasi sconcertante, specialmente quando ci si sforza di ricordare che abbiamo una cilindrata di soli 1390 cm3 a farsi carico di spingere il tutto.

Raggiungiamo Spormaggiore e quindi il borgo di Cavedago adagiato su un’ampia distesa verdeggiante e circondato da prati e boschi con una spettacolare panoramica che spazia dalla Valle di Non all’Alto Adige.

Ma Andalo è alle porte. C’è tempo ancora per godere della guida sportiva. La sensazione è che questa spinta senza soluzione di continuità, ma pur sempre con un picco di 180 cavalli, strida con il concetto di guida sportiva che magari ci aspettiamo, per cui un motore debba essere “cattivo” per andare forte. Comunque, per quanto non abbondi in centimetri cubici di cassa acustica nei cilindri, questo “cuore” fornisce una piacevole sinfonia.

Nel scendere fino a Molveno, guida tranquilla, grazie anche a sospensioni e ruote ribassate che fanno avvertire giusto le sconnessioni più secche.

Eccoci arrivati a Molveno, la nostra meta che val bene una lunga sosta in riva al lago. Il ritorno prevede un piacevole tour attraverso il Banale fino a Comano Terme ed il ritorno al capoluogo.

 

TESTO – ds ispirata da http://www.auto.it

FOTOGRAFIA – www.auto.it

MUSICA – Blue skies Jamiroquai http://www.youtube.com/watch?v=Dg7E9wEQVOA

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: